Karin Schmuck
Karin Schmuck è nata nel 1981 a Bolzano e vive e lavora a Siusi, in Alto Adige. Prima del suo Master in Fotografia presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Italia, ha studiato Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino, Italia. Dal 2009 ha esposto le sue opere in varie mostre personali e collettive e ha vinto diversi premi come il COMBAT prize e il PREMIO CARLO GAJANI. L’approccio artistico di Schmuck coinvolge inizialmente anni di esplorazione di diversi temi e progetti, l’impegno fisico e l’atto performativo, nonché il tema e il concetto del confine, sono dominanti. L’artista utilizza il suo corpo come un vero e proprio „dispositivo di registrazione“, effettuando rotazioni fisiche di 180 gradi quando necessario per scattare fotografie. Questo avviene nelle serie Opposites e Imaginary Landscapes. Il corpo è uno strumento che permette all’artista di intensificare lo sguardo. Di conseguenza, lo sguardo non si limita alla vista, ma coinvolge l’intera dimensione corporea.
Le sue opere d’arte possono essere definite come fotografia nel campo di tensione tra realtà e finzione. L’indagine su come le immagini vengono lette, riprendendo elementi classici e invertendoli per causare una sorta di irritazione nello spettatore e stimolare l’atto del vedere e della riflessione. Una quantità infinita di letture e ricerche per tutti i suoi progetti, nonché gli scritti dello storico dell’arte John Berger sul vedere, sono sicuramente decisivi per il corpus di lavoro di Karin Schmuck. Camminare per l’artista significa muoversi alla „velocità giusta“, motivo per cui sceglie di integrarlo nel suo lavoro, da cui è sicuramente influenzato.
„Seeing comes before words. It is seeing which establishes our place in the surrounding world.“
— John Berger, Ways of Seeing
Informazioni su
Karin Schmuck – INFINITY
INFINITY, il titolo della mostra personale, può essere visto come la prima retrospettiva del vasto corpus di opere della giovane artista Karin Schmuck. Gli ultimi 8 anni del suo lavoro sono illuminati con opere selezionate da varie serie e media.
Paesaggi marini, orizzonti, nonché mondi montani – confini del nostro attuale e mitologico sono il tema centrale delle opere di Schmuck. Aree di transizione umane e metafisiche possono essere scoperte. L’elemento separante e quello connettente („con-fine“ contiene la parola fine ma anche la parola con (insieme) del tema confine) interessano l’artista.
L’ambiguità è un elemento ricorrente nel lavoro di Schmuck e rappresenta anche il mezzo della fotografia stessa. Il punto di vista del fotografo e quello dell’osservatore definiscono insieme l’opera e lasciano spazio al „tra“, ai bordi, alla periferia.
Schmuck è interessata alla natura incontaminata, ai „non“ luoghi a cui viene data poca importanza.
L’artista ama la sfida di esporre e catturare aree che sono raramente visitate. Esplora i fenomeni naturali e i miti di questi luoghi. Cerca di contrapporre il passato agli eventi sociali e politici attuali del nostro tempo e di mostrare le connessioni.
Le transizioni fluide in natura sono contrapposte ai confini fisici dell’opera. L’artista ama questa tensione. Nei suoi progetti, l’artista tenta di combinare la mitologia greco-romana, culla della nostra cultura, con le sue esperienze personali, come l’esplorazione di un territorio e gli eventi locali attuali. In questo modo, di solito si astiene dal rappresentare persone o oggetti creati dall’uomo per offrire una prospettiva più distaccata e anche per attirare l’attenzione sulla transitorietà degli esseri umani.
Negli ultimi 4 anni, l’inizio della pandemia di Covid-19 è stato decisivo; l’artista ha percorso i confini dell’Alto Adige e creato la serie LIMITIS.
Poco prima, Schmuck ha iniziato la serie WORLD’S ENDS (2019). Lo Stretto di Gibilterra, dove l’artista ha percorso la striscia costiera di circa 70 km sul lato spagnolo e marocchino, è stato il primo luogo di WORLD’S ENDS.
La salita alla Rocca di Gibilterra e al Jebel Musa nella Grecia antica ha segnato la fine occidentale del mondo conosciuto, oggi un punto di passaggio per i rifugiati da sud a nord. Schmuck si concentra specificamente sullo spostamento assiale: Est|Ovest – Sud|Nord.
L’esame del tema del superamento dei confini fisici e mentali e della partenza verso l’ignoto sono mostrati.
La letteratura come „Se questo è un uomo“ di Primo Levi e „Divina Commedia“, Canto 26, Inferno, di Dante Alighieri hanno accompagnato l’artista nel suo viaggio solitario.
L’approccio artistico di Schmuck comprende anni di esplorazione di vari temi e progetti, dando priorità all’impegno fisico e all’atto performativo del camminare. L’artista utilizza il suo corpo come un vero e proprio „dispositivo di registrazione“, girando fisicamente di 180 gradi quando necessario per scattare fotografie. Questo avviene soprattutto nel caso di LIMITIS e WORLD’S ENDS.
Il corpo è uno strumento che permette all’artista di intensificare lo sguardo. Di conseguenza, lo sguardo non si limita al vedere, ma comprende l’intera dimensione fisica. Dare spazio alla complessità, VEDERE e CAMMINARE come atto di conoscenza sono temi centrali.
Studi di numerosi scritti storici e mitologici e ricerche per tutti i suoi progetti, nonché gli scritti dello storico dell’arte John Berger sul vedere, sono decisivi per il lavoro di Karin Schmuck. Le sue opere possono essere definite come fotografia nel campo di tensione tra realtà e finzione.
L’esame del modo in cui le immagini vengono lette riprende elementi classici e li inverte per provocare una sorta di irritazione nell’osservatore e stimolare l’atto del vedere e della riflessione.
Schmuck ama lavorare con inversioni, cerca di catturare contrasti in una stessa immagine.
Carte Blanche
Uno spazio dedicato all’arte contemporanea, non come semplice cornice ma come luogo vivo di incontro e scambio. Il programma espositivo si snoda su due livelli: una mostra fisica all’interno dell’hotel e una galleria virtuale accessibile online.





































































































